Nazim Hikmet
Don Chisciotte
Il cavaliere dell’eterna gioventù
seguì, verso la cinquantina,
la legge che batteva nel suo cuore.
Partì un bel mattino di luglio
per conquistare, il bello, il vero, il giusto.
Davanti a lui c’era il mondo
con i suoi giganti assurdi e abbietti
sotto di lui Ronzinante
triste ed eroico.
Lo so quando si è presi da questa passione
e il cuore ha un peso rispettabile
non c’è niente da fare, Don Chisciotte,
niente da fare
è necessario battersi
contro i mulini a vento.
Hai ragione tu, Dulcinea
é la donna più bella del mondo
certo
bisognava gridarlo in faccia
ai bottegai
certo
dovevano buttartisi addosso
e coprirti di botte
ma tu sei il cavaliere invincibile degli assetati
tu continuerai a vivere come una fiamma
nel tuo pesante guscio di ferro
e Dulcinea
sarà ogni giorno più bella.

Nel silenzio.

E passeggiando in una spiaggia…

In compagnia della solitudine…

ti accorgi che il silenzio…

non è silenzio… perché nella mente…

la musica del tuo cuore… ti parla sempre….

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Nel silenzio (Nanà, 19 marzo 2016)

Ti sei mai chiesto… cosa accade nel silenzio?

E’ l’attimo in cui nasce una nuova vita

O il momento in cui non esiste più respiro…

E’ l’attimo in cui… nessuno più ti parla…

E il silenzio diventa il vuoto…

E’ l’attimo in cui capisci…

guardando negli occhi,

che, sì,

è proprio lì che ti perdi…

in cui comprendi… l’infinito…

E passeggiando in una spiaggia…

In compagnia della solitudine…

ti accorgi che il silenzio…

non è silenzio… perché nella mente…

la musica del tuo cuore… ti parla sempre….

Nanà

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La piccola quercia.

Il gufo ascoltò in silenzio quel tenero lamento…

“Sai, disse, il problema credo che sia il tuo modo di porti di fronte alla vita che ti è stata donata. Perché, aggiunse, guardi sempre a quello che vorresti avere ? Così facendo perdi di vista le cose belle che ti circondano e rischi di non apprezzare quello che hai già. Non ti accorgi in realtà, di quanto sei ricca ? “
Nanà…..♡

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La piccola quercia (Nanà, 6 giugno 2017)

Nel paese dell’Aurora ci sono colline. Non maestose ma belle e affascinanti nella loro essenzialità.

Tra quei dolci pendii un giorno nacque una piccola quercia. Stava lì, abbarbicata sopra una dolce china, mentre sotto, più giù, si scorgeva il verde della pianura che brulicava di vita e in lontananza, all’orizzonte, stava il mare che cantava la sua eterna canzone.

Cresceva la piccola quercia e fra una bufera e l’altra il suo tronco diventava contorto e nodoso. A volte piangeva, si disperava e si sentiva sola. Infelice, pur fra tanti altri alberi, pini, betulle, faggi e ginestre.

Dopo una vita di tormente, di rigidi inverni e di calde estati passate a lamentarsi della sua solitudine, si disse che era venuto il tempo di parlare.

Anzi … di u r l a r e e e!

Ci provò ma nessuno sentì o volle sentire le…

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Donna smaniosa
azzerata
mille volte ricominciata
guarda la sua vita
come una tragedia comica
infinita
Donna distratta
sgraziata ed astratta
donna maldestra
donna fuori di testa
donna dai tanti cuori
tutti spezzati
tutti fatti fuori
gliene resta solo uno
e lo dona a nessuno
ma vomita amore ovunque
insieme alla bile ed il sangue
è inarrestabile
questo flusso
per lei
incontrollabile
vive d’amore e di altre parole
nonostante sia azzerata
e mille volte
ricominciata
questa donna ferita
che ancora sorride
alla vita
Silvia Canonico
_L’ onnipotenza della pulce_
C’ era una volta la coerenza che si accompagnava con la dignità.
Un bel giorno qualcuno decise che fosse di moda la falsità e la vigliaccheria, con una punta di velenosa ambiguità .
E le maschere si sostituirono ai volti, mentre le doppie facce e le malelingue proliferavano indisturbate.
Ma le mode, si sa, attirano masse indefinite e senza nome, mentre chi restava se stesso continuò a coltivare la coerenza e preservare la propria dignità .
Fine della storia.
Marghy Ferrara

La rosa bianca

La rosa bianca anima mia
Vortica sulle strade.
Oltre l’ alta terra
La rivelano valli,
e la si ritrova sulle montagne.

La rosa bianca anima mia
Conosce tutti i venti e le ali,
tutti i nidi, tutte le canzoni,
con ogni stella sorridente,
e ogni giorno aggraziato.

La rosa bianca anima mia
Sta sotto i piedi del mondo.

E. E. Cumming

Do

Ilsogno – ImPerfetto

A Simone

A SIMONE – Alda Merini
(dedicata a Simone Cristicchi)

Non piangere mai
su chi ha abbandonato la sua vita nei manicomi
L’hanno fatto spontaneamente
per non essere molestati
E’ gente che ha un’anima sola
e se perde quella muore

Voi uomini avete più anime
e molte maschere sul vostro viso
Giocate in enormi teatri
e in enormi teatri del non senso

Ma noi eravamo felici
di andare verso la morte
tragica soluzione di una vita
che non volevamo

*Alda Merini scrisse questa poesia per Simone Cristicchi. Aveva chiesto di poterlo incontrare, dopo aver ascoltato la canzone “Ti regalerò una rosa”.

Tu vedi una vecchia
ma io sono ancora una ragazza
con il sorriso pieno d’ironia
con la voglia di sapere, di guardare.
E vedo più di te, che corri tutto il giorno
vedo i dettagli, mi gusto ogni cosa
non mi perdo un tramonto, una sfumatura.
Tu vedi una vecchia
ma io sono ancora una farfalla
solo che le mie ali si chiamano gobba
e i miei colori sono più tenui.
Sono una cavolaia al bordo dei fossi
un fiore di salina, che resiste all’arsura.
Tu vedi le rughe e le gambe incerte
e credi che insieme alla pelle
raggrinzisca anche il cuore
Ma non sai che i desideri continuano
fino all’ultimo respiro del corpo
I sogni, la fantasia, l’amore
non sono scanditi dal tempo dell’uomo.
Tu mi vedi già spenta
ma io sono ancora lucciola di mare.
Mi guardi come fossi il passato
e non sai ancora che sarò il tuo futuro.
Tu vedi una vecchia incapace di divertirsi
Io vedo una giovane donna incapace di amare.
Ma so che lo imparerà e ricorderà
il tempo in cui stringeva il vento tra le mani.
Giocando ad essere il Dio del suo destino
Burattinaio dell’effimero.
E piegata e ruvida nella pelle
scoprirà la grazia della dolcezza del cuore:
La sola capace di sfiorare l’eterno.
Carolina Turroni 2012 🖋♡

La Terra Santa

Omaggio ad una Grande Poetessa e Donna… ALDA MERINI
LA TERRA SANTA
Ho conosciuto Gerico,
Ho avuto anch’ io la mia Palestina,
Le mura del manicomio
Erano le mura di Gerico
E una pozza di acqua infettata
Ci ha battezzati tutti.
Lì dentro eravamo ebrei
E i farisei erano in alto
E c’ era anche il Messia
Confuso tra la folla:
Un pazzo urlava al cielo
Tutto il suo amore in Dio.
Noi, tutti, branco di asceti
Eravamo come uccelli
E ogni tanto una rete
Oscura ci imprigionava
Ma andavamo verso le Messe,
Le Messe di nostro Signore
E Cristo Salvatore,
Fummo lavati e sepolti,
Odoravamo di incenso,
E, dopo, quando amavamo,
Ci facevano gli elettrochoc
Perché, dicevano, un pazzo
Non può amare nessuno.
Ma un giorno dentro l’ avello
Anch’ io come Gesù
Ho avuto la Resurrezione,
Ma non sono salita ai Cieli
Sono discesa all’ inferno
Da dove riguardo stupita
Le mura di Gerico Antica.
Ph:Viola Nicolini, ex ospedale psichiatrico Voghera.
Un bambino sensibile non è un bambino debole.
Un bambino sensibile non dev’essere curato, come se la sensibilità fosse una malattia, un difetto di fabbrica.
Come fosse un’ammaccatura, una colpa, qualcosa che lo rende di minor valore.
La sensibilità è un pregio, un’opportunità, uno sguardo lungo, una vela distesa capace di sfruttare ogni vento, anche il più evanescente.
E’ la capacità di imparare il coraggio; di ferirsi e sanguinare più di chiunque altro per poi sapersi rialzare – aggrappandosi ad ogni briciolo di tenerezza – più di chiunque altro.
La sensibilità è un secondo cuore.
Un bambino sensibile non è un bambino debole, ma un bambino a cui regalare il tempo e il modo per scoprirsi meraviglioso, ed esserne felice.
Carolina Turroni 🖋