Is Animeddas – I doni per le Anime e la nuova semina di noi (Rito)

Figlie della Madre

di Manuela Sanna

Nella notte tra la fine di ottobre e l’esordio di novembre il portale fra il mondo dei vivi e quello dei morti si affievoliscetalmente da permettere il passaggio di anime erranti e desiderose di pace; anime curiose e benevole che vaganonei luoghi un tempo cari,desiderose di odori perduti.

Èquesto il momento della riflessione. È questo il momento di onorare gli antenati e raccontare le loro gesta.Di riunirsi attorno al fuoco e aprirsi ai “contus“. Di accendere la via per gli spiriti vaganti con le fiamme delle candele. È questa l’occasione, nascosta e tramandata con saggezza, di guardarsi dentro, sanare le ferite del passato eguardare la vita che verrà.

In questa occasione speciale le vie sarde del paese brulicavano di bambini coperti di stracci, alcuni avevanoil volto annerito da carbone, altri, con fare timido spingevanoin avanti l’amico più ardito. Bussavano alle porte delle case porgendo un…

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Il Paese dei Balocchi — Pinocchio non c’è più

Questa sera questa sera, dopo undici rintocchi,io vi aspetto tutti quanti nel Paese dei Balocchi,perciò venite numerosi non perdete l’occasione,è un paese piccolissimo assurdo con ostinazione. E lo prometto vi prometto che,non crederete a ciò che sta accadendo,e mi direste che son pazzo se,vi raccontassi come sta esplodendo. C’è quel comico pentito che si è […]

Il Paese dei Balocchi — Pinocchio non c’è più

IL GENOCIDIO INVISIBILE

È in atto un genocidio nei confronti degli invisibili (come lo erano, ieri, i nativi americani, gli ebrei, gli armeni, i cinesi sotto il regime di Mao, i Russi sotto il regime di Stalin, i Giapponesi nei campi di concentramento degli alleati, gli Indonesiani, il popolo Cambogiano, i Ruandesi e lo sono, oggi, i Curdi, gli indios dell’Amazonia, i Mapuche, gli Iracheni, i popoli della Sierra Leone, dell’Angola, del Tibet, di Haiti e di un numero di popoli difficilmente elencabili. Tutti individui invisibili). Solo che questo genocidio non fa notizia perché non si utilizzano le armi convenzionali come i fucili, le bombe o le pistole. Ma due delle armi moderne più infami: l”indifferenza e l’isolamento.

7×7 Sinfonia pandemica… — Epidemia di Vita

…in Covid19 andante contagioso. Di Marco Baroni Una musica che ti entra nelle orecchie, sin dal primo mattino. Una melodia che poi si va a sedimentare nella memoria a lungo termine e non ti abbandonerà più. Appena sveglio l’ouverture è fatta di sirene sparse, che corrono e s’intrecciano. Qualcuna di queste si ferma proprio vicino […]

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Nanà, pensieri in libertà

♡Nanà….

quellostrano1980

Pensieri in libertà

1 aprile 2016

Ho riletto, dopo molto tempo una poesia di Enzo Aprea…

Vorrei
una corsia di letti
rossi, verdi e gialli
azzurri e rosa
per far festa alla morte
come sposa.
E dottori sorridenti
curvi sul corpo rotto
di un uomo
con camici variopinti
di voile, di chiffon, di seta pura
per far festa
alla morte
senza paura.
E muri
disegnati
dai pittori più grandi
da Giotto, Raffaello
da Pier della Francesca
dal Giorgione
e cancellare
il bianco del dolore.
Muoia la morte
per una sola volta
senza il suo colore.

Son passati diversi anni da quando questo è stato scritto, i
sogni di Aprea, in un certo senso, si sono quasi realizzati… le corsie
ospedaliere e i medici, spesso vestono tinte verdino o azzurro, colori
che vengono definiti rilassanti…Ma il bianco… quel bianco ancora è nella
mente di chi soffre… e i sorrisi non sempre…

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So quello che voglio
Un abito bianco per un giorno
E tutte le vestaglie che portava mia nonna per il resto del tempo
Non dovranno mancare le sottane col pizzo
I pranzi della domenica
E le circostanze del cazzo
l’allegria nei giorni di festa
L’odore del suo divano quando si concedeva mezz’ora dal lavoro nei campi per guardare
Il suo telegiornale
Voglio la semplicità di una tavola imbandita di gente amica
Voglio invecchiare
E farlo come cazzo mi pare
Soprattutto intorno a me
voglio gente reale
che ride
Gente che non si offende
Voglio girotondi e ghirlande
A festeggiare tutte le mie cadute
A festeggiare le cadute di tutti
Voglio gente umile
Inutile
Ma che sappia sorridere di se stessa
Della vita
E del dramma in essa
Che sappia ridere di quella volta di quell’altra
Voglio una banda
Di suonatori
Di strumenti
di parola
Ho semplicemente della vita
Ma voglio una banda
E stare lontano da chi mi comanda
E dargliela vinta
Solo se la convenienza è molta
Voglio farmi pregare
Voglio farmi volere
Non so se ne sarò capace
Ma forse l’unico modo
Per farsi amare
Voglio La banalità del cocomero in estate
E delle fave fresche in autunno
Dei fichi a settembre
Delle ciliegie maggio
Voglio che seme che mi ha cresciuto
Mi dia questo coraggio
Voglio sentire l’odore dei pomodori
E nuotare nei chicchi di grano
voglio un inverno in cui non si esce di casa
È un’estate in cui è vietato rientrarci
Se ancora qualcosa di sano è rimasto in me
È lontano da qualsiasi noi
Ed è rinchiuso in un se

Silvia Canonico, L’ onnipotenza della pulce- 🖋

E dell’ingratitudine del tempo che passa
E con gelo assoluto
Ci dimentica
Che cosa dovremmo dire?
Se a dimenticarci per prima
Sono le persone
Restano dentro delle abitudini che urlano per venire fuori
I baci al risveglio
I piedi incrociati alla fine di un letto
E ritrovarsi alla sera sempre più stanchi
E nonostante tutto andare avanti
Lottare, superare prove d’amore
Sacrificarsi
Sacrificare
Stringere i denti
Nascondere le lacrime
E I brutti sentimenti
Per poi nel correre dell’altro
Piano piano sparire
Diventare invisibile
O motivo di disprezzo
E ci si sente esclusi
Ci si sente delusi, traditi
Ci si sente senza un pezzo
E io ora sono un cane randagio
Maltrattato e abbandonato
Che non si fida più dell’uomo che ha amato
Ma che continua ad amare perché un cane non può smettere di amare il suo padrone
Sono stata abbandonata in superstrada
E adesso scappo
Da tutto e da tutti
A volte mi prende una macchina
Ma mi rimetto in piedi
Scappo, corro, non so da chi o da cosa
Forse dalla mia ingenua fiducia tradita
Mi sento in pericolo
Ad ogni kilometro
Abbaio è mordo
E non mi lascio prendere
Non mi lascio avvicinare
Per paura di amare ancora di quell’amore
Che un certo punto a scelto di lasciarmi sola
Su questa autostrada
Che non so dove porta
Spero solo che in qualche modo
mi riconduca all’amore e alla vita

Silvia Canonico 🖋

Marta fa il libera tutti.

Pinocchio non c'è più

Marta sopravvive in una piazza vuota senza far rumore tra una pizzeria e un caffè,

lei ti guarda e ride quando la sua rabbia non riesce a contenerla dentro sé

un vestito rosso, scarpe senza tacco, labbra di cristallo le ginocchia al petto senza età,

e certe giornate si diverte a indovinare il destino di qualcuno che passa e che va,

Quello è un tipo strano, forse è innamorato e non si rassegna a scrivere sui muri frasi sovversive tipo tu sei mia

Marta che sospira, fuma una marlboro, butta fuori l’aria e la guarda andare via.

Se solo anche i ricordi, quelli spaventosi, fossero solubili in lacrime e bestemmie, o potessero affogare alla fine del bicchiere senza riaffiorare allora sì,

sì che si potrebbe respirare, correre e lasciarsi andare, senza la paura di cadere, avere soltanto l’urgenza di esserci.

Marta che cammina, stringe fra le mani, una birra media…

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