IL BAMBINO CHE VOLEVA MANGIARE LE NUVOLE
( dedicata , con la speranza che diventi carezza )
Quand’ero bambino volevo mangiare le nuvole.
Ero fermamente convinto che si potesse fare e che gli adulti, gretti ed egoisti, lo negassero per tenerle tutte per loro, quasi fosse un segreto da non condividere con i piccoli , da tenere avidamente celato.
E passavo interi pomeriggi ad immaginare quale sapore potessero avere.
Forse dolce, ma non troppo.
Forse somigliavano alla farina di ceci , che le nonne tenevano da parte per le giornate di festa , quando facevano focacce gialle , bagnate di miele.
O forse sapevano di pane caldo, morbido e dolce se masticato a lungo fino a farne emergere gli zuccheri.
O forse avevano il gusto delle castagne o delle patate americane o della zucca al forno o di tutte le cose che si mangiavano di rado, nei giorni speciali , nei momenti felici.
Le nuvole stavano là come a sfidarmi , ed io stavo qua sotto ad aspettarle, come a dire : – “ Prima o poi, sarete mie, prima o poi vi avrò “.
Invece le nuvole, qualche anno dopo, ebbero il sapore di ferro , cordite e fuoco e fischiavano forte il rumore della guerra , non erano più candide , avevano il colore del fumo e della paura.
Le ingoiai ed erano amare ed io non ero più bambino.
Di anni ne sono passati e non ho dimenticato.
Sono stato tra le nuvole anch’io , le ho richiamate una ad una, le ho cavalcate come fossero spuma di mare ed erano di nuovo dolci e buone.
Ora le guardo dalla finestra di casa e quando diventano scure ho un nodo al petto : una paura lontana ed un freddo che agli altri non posso raccontare ma che io conosco fin troppo bene.
Poi abbasso gli occhi e ti penso e sento lontana la tua voce che dice : “ Vecchio, andrà tutto bene “ ed allora sorrido senza che nessuno lo veda e penso che ho ancora voglia di mangiare le nuvole e che sono sicuro abbiano il tuo sapore, ora che i giorni di festa portano il tuo nome e che tu stringi ancora più forte le mie mani.
Carolina Turroni









